Cosa è la resistenza pacifica e come è facile, per la polizia italiana, chiamarla violenza privata.

enriquepacifista

Domenica 21 luglio 2013 sono arrivato in Valsusa dalle montagne di Nizza.

Nonostante l’ora fosse tarda, è stato sufficiente farmi un giro per Bussoleno per incontrare persone amichevoli che mi hanno invitato a passare la notte a casa loro. Così, lunedì 22 luglio sono potuto andare al presidio di Venaus dove mi sono trovato difronte ad un campeggio di resistenza contro il Treno ad Alta Velocità, treno che ha un costo stimato di 50 milliardi di Euro.
Opere antisociali che nell’ultimo anno, hanno distrutto una grande parte del territorio della Valsusa, pieno di case e verde di alberi secolari, tra cui il bosco della val clarea dove sorge quella che era conosciuta come “La Baita Clarea”;presidio avanzato dei No Tav.
Al campeggio, autogestito tra libere offerte e prezzi accessibili, le giornate passavano molto più velocemente di quanto avessi immaginato e non mi rendevo conto del calendario, lì sotto le splendide montagne della Valsusa.
Facendo passeggiate per la montagna e visite alla sua gente, presto mi diventava chiara quale era la situazione in questo posto.
Per esempio l’Hotel Napoleon, occupato quasi interamente dal Mossad italiano (la Digos) e dai poliziotti del cantiere, o i ristoranti che servono solo cibo per questi poliziotti o per la mafia locale.
Lo spazio in questione, noto come “cantiere”, è un largo pezzo di terreno già di proprietà di più di un migliaio di persone a cui hanno preso la loro proprietà a titolo gratuito per estendere lo spazio militare, senza alcun valore strategico, dove sono presenti centinaia di inutili poliziotti e militari, mentre un paio di mezzi all’entrata e all’uscita, senza fornire alcun aiuto alla popolazione della zona, sono in attesa dell’arrivo de “La Nuova Talpa”, che sarà utilizzata inoltre per il trattamento della zona dove ora sorge il Presidio di Venaus. Si cerca intanto  di tenere d’occhio i rappresentanti del Movimento 5 Stelle che si sono recentemente mossi per verificare l’avanzamento della costruzione della talpa.
L’opposizione alla sua costruzione è di natura sociale, culturale, economica ed ecologica, dato che per eseguire questi inutili lavori si deve passare attraverso 55 km di montagna, riempiendo la zona di uranio, mercurio e amianto in quantità pericolose, come si evince dai diversi studi ecologici e scientifici.
Si stima sommariamente l’inquinamento prodotto tra l’autostrada, la ferrovia attuale, il vicino aereoporto di Torino e i migliaia di kg di gas lacrimogeni sparati dalle Forze di Occupazione su chiunque difendesse la vita della gente e si opponesse a questo scempio.
A questo punto la Valsusa si avvicina molto alla situazione esistente in Palestina, incluse le azioni intimidatorie svolte da parte del “cantiere” che trovano molte analogie nell’uso, già fatto dagli israeliani, di gas lacrimogeni, dalla presenza eccessiva di militari e polizia, al mortale e mutilante filo spinato proveniente dalla stessa fabbrica israeliana che lo produce per il paese governato dai sionisti, fino al già citato Mossad italiano, che con i suoi abusi si è guadagnato il soprannome di “MERDE”, probabilmente per gli avvenuti arresti, del tutto casuali, per la falsificazione di dichiarazioni e testimonianze, per l’estorsione, l’eccesso di forza e lo spionaggio della popolazione civile.
Per sapere come agiscano le presunte “MERDE” non c’è niente di meglio che accompagnare i NoTav nelle loro attività.
 Fotografano e registrano anche quando si ha una flatulenza o si beve un bicchiere d’acqua, registrano le conversazioni intime e private della gente, incluso quando clicchi sul telefono o sul computer, li appassiona dichiarare chiunque colpevole, senza processo e senza presunzione di innocenza, essere vicino ai luoghi di protesta è per loro un segno dell’essere terrorista, e si impone a giornalisti come Massimo Numa di scrivere fantastiche storie simili a quelle che si scriverebbero dopo aver mangiato funghi di scarsa qualità.
Ma la mia esperienza peggiore è stata nei giorni tra il 6 e il 7 agosto.
Il 6 agosto ero presso un punto informativo, consultandomi con un camionista che presumibilmente trasportava parte della talpa (praticamente un grande perforatore simile a quelli utilizzati per i pozzi di petrolio), gli chiesi cosa ne pensasse dei NoTav e mentre mi diceva che se fosse stato al posto di quella gente avrebbe fatto lo stesso, ma aveva fretta e doveva andare, al presidio si stava organizzando qualcosa, quando è apparso dal nulla improvvisamente un gruppo di poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa con la Digos con il manganello in mano come quelli che avevo visto nelle manifestazioni e nei cortei delle grandi città come Barcellona e Parigi (erano dotati di armi da fuoco e manganelli come Darth Fener, casco e armatura simili ad un Robocop).
Un centinaio di carabinieri, girando intorno al punto informativo prendono 3 adolescenti che non si erano mai visti tra loro prima (per la Digos, anche se non ti hanno mai visto prima, se sei in Valsusa, sei un Black Block, un terrorista, un marxista leninista, un hippy, un anarchico, sicuramente e senza presunzione di innocenza; questa visione è totalmente lontana da quel movimento sociale che coinvolge persone con ideologie e metodologie diverse, come ad esempio il gruppo dei Cattolici per la Valle, i pacifisti, i progressisti ecc..).
Per vedere cosa stesse succedendo ho deciso di dire addio all’amichevole camionista tifoso e cittadino inglese di Liverpool, per tornare al punto informativo.
Ordini contrastanti e ripetuti da parte della Digos, lasciando la polizia confusa, dato che raramente colgono le informazioni a loro comunicate e ti identificano come un reietto, anche se non hai preso parte all’azione ma eri semplicemente seduto nel punto informativo.
La seconda identificazione avvenuta dal mio arrivo in Valsusa (la prima durante la popolare colazione informativa difronte al “cantiere”).
Ho camminato fino ad una delle loro camionette e mi hanno costretto a sedermi vicino alla porta, così che i fotografi pagati dai vari Berlusconi potevano farmi una bella immaginetta, senza il mio permesso, da pubblicare su La Stampa, a cui ho risposto alzando i palmi delle mani in segno pacifico (che secondo la Digos valsusina è segno di violenza privata, dato che confondono cosa significhi difendere pubblicamente il loro territorio dai capitalisti, dai bugiardi, dagli affaristi, dai mafiosi e distinguere la violenza come quella utilizzata con i gas lacrimogeni o colpendo bambini e bambine, anziani, donne incinte, tutti feriti e disarmati; e capire che è tutto privato quello che non è pubblico, come la Banca, la stampa manipolata, il TAV e gli altri.
Curioso poi il fatto che il TAV non è solo un piacere per i privati, ma è il prezzo che risulta essere privativo.
Privativo, perchè priva l’Italia di servizi importanti come l’istruzione e la sanità, perchè obbliga 9.000.000 di italiani alla più bassa soglia di povertà e li priva della possibilità di vivere secondo i principi di autogestione e di ecosostenibilità.
Con i 50 milliardi di Euro di costo del progetto si potrebbero creare numerose alternative sociali, culturali, economiche ed ecologiche in città come Torino e Milano, effettuando un investimento sulla qualità di vita in queste città,creando aree attrezzate per il turismo che interesserebbe l’intera popolazione e non solo quella di zona,arricchendo la comunità non solo in alta stagione o in casi eccezionali come le giornate di sport turistico di terza categoria.
Ma torniamo alla camionetta che si stava allontanando dal punto informativo, con una netta mancanza di organizzazione, mentre gli antisommossa cercavano di colpire alcuni cittadini valsusini che in quel momento si stavano opponendo numerosi e fotografano tutto quello che stava accadendo.
Allontanandosi a gran velocità in autostrada e, per la prima volta nella mia vita, senza la necessità di pagare il pedaggio, la conversazione che tenevo con i miei accompagnatori girava intorno al modo in cui le multinazionali, ora stabilite attorno all’autostrada, non solo distruggevano l’ecosistema, ma anche l’autonomia e l’artigianato locale.
IKEA e LEROY MERLIN nelle Alpi, dove il legno abbonda ed è di qualitàed ovviamente ecosostenibile.
CARREFOUR in un paese che ha fatto del cibo la pietra miliare della sua cultura.
Abbiamo anche parlato del caldo che faceva nella camionetta dove siamo stati per circa un’ora per un “equivoco” delle nostre guardie nel portarci in “Questura” (parolache, secondo i documenti dati a me, neanche il più grande traduttore della polizia italiana seppe tradurre in castigliano). Abbiamo proseguito verso la città di Torino fino a quando non mi è stato detto che eravamo giunti presso la sede della Digos di Torino, dove ho aspettato nella camionetta lì vicina, nel frattempo convertita in sauna, per un quarto d’ora.
Alla fine siamo stati trasferiti in uno spazio più fresco, per l’aria condizionata, e con panchine metalliche da cui abbiamo potuto osservare il comportamento della fauna locale protetta dalle sbarre, in esclusiva per 6 dei 17 fermati dalla polizia.
L’attesa è stata piacevole, tra canti No Tav e percussioni improvvisate, mentre la polizia ci faceva svuotare le tasche, insistendo sui telefoni cellulari.
Dopo un pò sono tornati per chiedere il nome dei nostri avvocati, NoTav sostenitori del movimento, che tutti noi abbiamo fornito ma che, alla luce di una presunta manipolazione nelle ore del processo, hanno registrato dicendo che non ne avevamo bisogno, dichiarazione che fortunatamente nessuno di noi ha firmato.
A me hanno negato un interprete qualificato in Italiano-Spagnolo e Spagnolo-Italiano, e l’unica traduzione che avevo era quella di una persona il cui spagnolo presumibilmente non avrebbe superato un test in qualsiasi accademia.
Nell’interrogatorio ho detto espressamente che io sono autonomo e lavoro autonomamente, ho pensato che dopo la prima identificazione alla Baita sapevano che ero un giornalista,anche se a volte faccio altri mestieri come lavorare la terra , cose che ho cercato di segnalare.
La seconda chiamata è stata per prendere le impronte digitali, e ci hanno portato di nuovo in “Questura”, cosa che io vedo come una perdita di tempo e risorse dato che eravamo già stati lì senza far nulla.
La terza chiamata è stata per uscire, ma a me han fatto aspettare un pò e presumibilmente han teso a nascondermi, velocemente, frenando e accelerando continuamente dalla vettura, alternando la prima e la seconda marcia, prendendo i dossi in curva ad alta velocità e frenando in mezzo alla strada. Per fortuna il mio istinto mi ha suggerito che, oltre a non firmare nulla, nella macchina della polizia dovevo stare fermo quando ero solo, premere i piedi sul sedile anteriore (distruggendo i miei stivali) e la schiena sul sedile posteriore, le braccia serrate al metacrilato anteriore, per sostenere una guida così suicida, e non mi sono fatto male.
Probabilmente questo ha fatto incazzare la polizia che mi prese con forza e mi portò verso la zona delle celle degli immigrati con sicurezza tale da sembrare che ad altri avrebbe rotto il braccio ma a me parse tra i più delicati.
Una breve conversazione con quello che sembrava essere l’agente Digos con più neuroni che ho incontrato fino ad allora, e ho visto per cosa lavora la polizia italiana: non per il cittadino comune, ma chi ha i soldi è chi paga e l’altro a servire le persone che sono pagati per lui.
L’umiliazione di spogliarmi completamente, prendermi i lacci, niente stivali e niente deodorante per settimane, indossavo gli stessi calzini da 4 giorni e sembra che provocarono coniati di vomito per un paio di loro, e fare flessioni davanti a 5 uomini che mi guardavano probabilmente desiderosi e così convinti che non mi avrebbero messo un dito nel culo.
Una notte dormendo sulla pietra fredda con tre coperte di dubbio materiale, in una cella grande, piena di sporcizia, con la cena incrostata di formaggio, e quella che sembrava una canna fognaria, e centinaia di mozziconi di sigarette schiacciati.
Finalmente il giorno 7 agosto 2013 sono stato rilasciato con una condanna senza processo a lasciare l’Italia entro 10 giorni e a non ritornarvi per 3 anni, dato che la mia espulsioine è resa pubblica dalla stessa burocrazia .
Gli avvocati del No Tav legal team stanno appellandosi contro questa decisione.
Si prega di diffondere questa lettera affinchè questi abusi dell’autorità non avvengano più, nè qui nè in qualsiasi altro luogo.
GRAZIE.

huelgapersonalindefinida

ImageDomenica 21 luglio 2013 sono arrivato in Valsusa dalle montagne di Nizza.

Nonostante l’ora fosse tarda, è stato sufficiente farmi un giro per Bussoleno per incontrare persone amichevoli che mi hanno invitato a passare la notte a casa loro. Così, lunedì 22 luglio sono potuto andare al presidio di Venaus dove mi sono trovato difronte ad un campeggio di resistenza contro il Treno ad Alta Velocità, treno che ha un costo stimato di 50 milioni di Euro.
 
Opere antisociali che nell’ultimo anno, hanno distrutto una grande parte del territorio della Valsusa, pieno di case e verde di alberi secolari, tra cui il bosco della val clarea dove sorge quella che era conosciuta come “La Baita Clarea”;presidio avanzato dei No Tav.
 
Al campeggio, autogestito tra libere offerte e prezzi accessibili, le giornate passavano molto più velocemente di quanto avessi immaginato e non mi rendevo conto del…

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DE QUE ES LA RESISTENCIA PACIFICA Y DE COMO PARA LA POLICIA EN ITALIA ES FACIL LLAMARLA VIOLENCIA PRIVADA.

enriquepacifista

 

 

El domingo 21 de Julio de 2013 llegué a Valsusa proveniente de las montanyas de Niza.

Aunque era tarde, fué suficiente que me diese una vuelta por Busoleno para encontrar a personas amables que me invitaron a pasar la noche en su casa, para el lunes 22 de Julio ir al presidio de Venaus, donde me encontré con una acampada de resistencia al Tren de Alta Velocidad que se calcula costarà cincuentamil millones de euros.

Unas obras antisociales que ya han destruido una gran parte del area de Valsusa, el anyo pasado verde y lleno de casas y grandes arboles centenarios, que antes se conocia como “La Baita Clarea”.

Los dias iban pasando bastante mas rapido de lo que me imaginaba en esta acampada libre autogestionada y con precios solidarios, sin que yo fuese consciente del calendario, bajo las preciosas montanyas de Valsusa.

Paseos por la montanya y visitas a sus pueblos, me pusieron al dia rapidamente de cual era la situaciòn en este area.

Ejemplos como el del Hotel Napoleòn, que es ocupado casi en su totalidad por el Mosad Italiano (la Digos) y la Policia del Boquete; De restaurantes que solo sirven comida a estos policias y a la mafia local.

El Boquete en cuestion, conocido como “El Cantieri” es una gran extensiòn de terreno, antes propiedad de mas de mil personas, a las que les quitaron sus tierras gratuitamente, para extender el espacio militar, sin ningun valor estrategico, donde holgazanean cientos de policias y militares, mientras unos pocos vehiculos entran y salen sin suponer ninguna ayuda para la poblaciòn civil de la zona, esperando la llegada de “La Nueva Talpa” que no es otra que la ya tratada de utilizar en la zona donde ahora se encuentra el presidio de Venaus, vuelta a comprar, como pudieros comprobar los representantes del movimiento cinco estrellas al desplazarse recientemente para comprobar el avance de su construcciòn.

La oposiciòn a su construcciòn, aparte de factores sociales, culturales y economicos, es ecologica, ya que para realizar esta Obra Inutil, deberan de atravesar Cincuentaycinco kilometros de montanya, contaminando el area con Uranio, Mercurio y Amianto en grandes cantidades, como han podido comprobar diversos informes cientificos y ecològicos.

Contaminaciòn que se sumaria a la producida por la autopista, la linea ferrea actual y el cercano aeropuerto de Turin y los miles de litros de gas lacrimogeno disparados por las tropas de ocupaciòn sobre cualquiera que se manifieste en contra de la contaminaciòn y en pro de la vida.

En este punto Val Susa, se acerca a la situaciòn que se vive en Palestina, incluso el “Cantieri” comparte muchas similitudes de intimidaciòon, con las ya usadas por Israel, gases lacrimogenos, exceso de presencia militar y policial, alambradas mutilantes mortales proveniente de la misma fabrica Israeliana que las fabrica para el pais gobernado por los Sionistas y el ya mencionado Mosad italiano, que con sus abusos se ha ganado el supuestamente acertado apelativo de MERDE a base de arrestos totalmente aleatorios, falsificaciòn de declaraciones y pruebas, extorsiòn, exceso de fuerza y espionaje sobre la poblaciòn civil.

Para saber como actua la presunta MERDE, no hay nada mejor que acompanyar al NO TAV en sus actividades.

Presuntamente fotografian y graban hasta cuando tienes una flatulencia o te bebes un trago de agua, graban las conversaciones intimas y privadas de la poblaciòn, incluso pinchando tu telefono e Internet, les apasiona declarar culpable a cualquiera, sin juicio previo y sin presunciòn de inocencia, estar cerca de los lugares de protesta para ellos ya es senya de que eres un terrorista, incluso presuntamente obligan a periodistas como Massimo Numa a escribir historias fantasticas cercanas a las obtenidas mediante la ingestiòn de setas de mala calidad.

Pero mi peor experiencia, ha sido entre los dias 6 y 7 de Agosto.

El 6 de Agosto me encontraba en un punto informativo, consultando con un camionero que supuestamente transportaba parte de “La Talpa, lo que es lo mismo a una gran perfodadora, como las utilizadas para los pozos petroliferos” Qué es lo que pensaba acerca del NO TAV, mientras que el me respondia que lo comprendia y que él en el lugar de esta gente haria lo mismo, pero que tenia prisa y que se queria marchar, cosa que se estaba arreglando, cuando de repente apareciò un grupo de antidisturbios, compuesto por Carabinieri y Digos Porra en Mano y con una equipaciòn similar a la ya vista en manifestaciones de grandes ciudades como Barcelona o Paris (Pistolas cargadas, Porras, Casco rollo Darth Vader y Armadura rollo Robocop) de la nada.

Unos cien Carabinieri, rodeaban el punto informativo y reteniendo de inmediato a tres jovenes a los que no conociàn con anterioridad (Para la Digos, si no te han visto con anterioridad, o no eres de Val Susa, eres un Black Bloc, un terrorista, un Marxista, un Leninista, un Hippie, un Anarquista, con total seguridad, sin qninguna presunciòn de inocencia; cosa que dista mucho de este movimiento social, en el que participan personas con diferentes ideologias y metodologias, como por ejemplo el grupo de Catolicos por la Valle, Pacifistas, Progresistas…).

Para ver como actuaban, he decidido despedirme del amable conductor del camiòn, seguidor del Liverpool y un correcto ciudadano Ingles y volver al punto informativo.

Ordenes que se contrarestaban y repetian, policias confusos, que raramente retenian la informaciòn que se les comunicaba y te hacian identificarte como un proscrito aunque no tuvieses nada que ver con la acciòn, por el mero hecho de estar sentado en el punto informativo.

El caso que después de identificarme por segunda vez desde mi llegada a Val Susa, (la primera documentando un desayuno informativo popular enfrente del “Cantieri”).

Me hicieron subir a una de sus lecheras y obligarme a sentarme al lado de la puerta, para que los fotografos a sueldo de Berlusconni pudiesen sacarme una bonita foto, sin mi permiso, para publicarla sobre La Stampa, a lo que respondi con mis palmas en alto (senyal de pacifismo), que según los Valsusinos para la Digos es un ejemplo de Violencia Privada, cosa confusa para ellos que defienden su territorio de capitalistas, mentirosos, usureros y mafiosos publicamente y la violencia la entienden como por ejemplo disparar gases lacrimogenos y golpear a ninyos y ninyas, ancianos, mujeres embarazadas y personas lesionadas y desarmadas; también entienden como privado todo aquello que no es publico, como Banca, Prensa manipulativa y el TAV entre otros.

Curioso el dato de que el TAV no solo es un capricho privado, sino que el precio resulta privativo.

Privativo, porque priva a Italia de mejores servicios publicos, como educaciòn y sanidad, que priva a 9.000.000 de italianos a abandonar la parte mas baja del umbral de la pobreza y también les priva de la libertad de vivir de acuerdo con sus principios de autogestiòn y sostenibilidad natural.

Con los cincuentamil millones de euros que costarà el proyecto, podrian crearse numerosas alternativas sociales, culturales, econòmicas y ecològicas en ciudades, como Turin y Milano, que de verdad atrayesen a los turistas, que les interesan mas que la propia poblaciòn que les vota, pero que con una inversiòn en calidad de vida se estableceriàn en estas ciudades, enriqueciendo a la comunidad, no solo en temporada alta o en casos excepcionales como jornadas deportivas de tercera categoria turistica.

Pero volvamos al furgòn que se comenzaba a alejar del punto informativo, con cierta descordinaciòn, mientras que los antidisturbios trataban de golpear a algun que otro ciudadano Valsusino, que en este momente les superaba en numero y fotografiaban cada cosa que sucedia.

Alejandonos a gran velocidad, por la autopista y por primera vez en mi vida sin la necesidad de pagar peaje, mis conversaciòn con mis acompanyantes fué entorno a como las multinacionales ahora establecidas entorno a la autopista no solo destruyen el ecosistema, sino también la autonomia y la artesania locales.

IKEA y LEROY MERLIN en los Alpes donde la madera abunda, es de calidad y ecosostenible.

CARREFOUR en un pais que ha hecho de la gastronomia la pieza angular de su cultura.

También hablamos del calor que hacia en el furgon donde estuvimos cerca de una hora, hasta que después de “equivocarse” nuestros guias turisticos y llevarnos a la “Questura” (según los papeles que me han dado, ni el inteligentisimo traductor de la policia italiana sabe como traducirlo al castellano), nos volvieron a guiar por la ciudad de Turin, hasta la que según me comentaron, era la sede central de la Digos de Turin y nos retuvieron dentro de la lechera convertida en sauna cerca de otros quince minutos.

Al final nos metrieron en un espacio con bancos de metal y un fresquisimo Aire Acondicionado desde el que podiamos observar el comportamiento de la fauna local protegidos por barrotes, en esclusividad para seis de los diecisiete detenidos por la policia.

La espera fué amena, con canticos No Tav y percusiones improvisadas, mientras la policia, nos hacia vaciar nuestros bolsillos, insistiendo en los telefonos mobiles.

Al rato volvieron para preguntarnos el nombre de nuestros abogados, que por supuesto todos dimos, ya que son los abogados del movimiento No Tav, aunque luego una presunta ligera manipulacion de las horas en el proceso burocratico, hiciese constar que no necesitabamos, por suerte nadie firmo nada.

A mi me negaron un interprete facultado en Italiano-Espanyol Espanyol-Italiano, la unica traduccion que obtuve fue la de una persona cuyo nivel de Espanyol, presuntamente no superaria una prueba basica en ninguna academia.

En dicha entrevista he dejado claro que soy Autonomo y que trabajo por cuenta propia, pensaba que después de la primera identificaciòn en La Baita, ya sabrian que era periodista, aunque aparte a veces hago artesania y trabajo la tierra, cosa de la que les he intentado informar.

Segunda llamada, para tomarnos las huellas, llevandonos a la “Questura” de nuevo, y de nuevo lo que veo como un malgasto de tiempo y recursos, ya que por ahi ya habiamos pasado antes, para no hacer absolutamente nada.

Tercera llamada para salir, a mi me hicieron esperar un poco mas y presuntamente me dirigieron a escondidas, velozmente, frenando y acelerando el coche constantemente, metiendo primera segunda, primera segunda, pillando baches, tomando las curvas a gran velocidad y frenando en medio de la carretera, por suerte mi instinto me dijo que aparte de no firmar nada, debia de mantenerme firme en un coche de policia cuando iba solo, apretar mis pies al asiento delantero (cosa que hizo que destrozase mis botas), mi espalda apretada contra el asiento trasero, mientras tensaba mis brazos al metracrilato delantero, para que una conduccion tan suicida, no me danyara.

Supuestamente este hecho cabreò a la policia, que saliò del coche hecha una furia y me dirigieron a la zona de celdas de Inmigraciòn con una llave insegura, que a otro podria haberle roto un brazo, pero que a mi me pareciò de lo mas hermoso y delicado.

Una breve conversaciòn con el que parecia ser el Digos con mas neuronas de los que me encontré por el camino, me hizo ver porqué trabaja la policia en Italia, no es por el ciudadano de a pie, sino porque el que tiene dinero es quien le paga y el resto de personas estan para servir a quien le paga a él.

Humillaciòn al hacerme desnudarme por completo, quitarme los cordones de las botas, luego las botas sin desodorar por semanas, los calcetines que llevaba puestos cuatro dias, lo que parecia provocò arcadas en un par de ellos y hacer sentadillas desnudo enfrente de cinco hombres que presuntamente me miraban lujuriosamente, por lo que les convenci de que no me metieran los dedos en el culo.

Una noche durmiendo sobre la fria piedra y tres mantas de dudosa composiciòn, en una celda amplia, llena de suciedad, la cena compuesta de mendrugo y lo que parecia queso de barra y una alcantarilla con cientos de colillas de cigarrillos exprimidos.

Finalmente el 7 de Agosto de 2013 me dejaron salir con una condena sin juicio previo a abandonar Italia en Diez dias y no volver en el plazo de tres anyos, desde que haga publica mediante burocracia mi salida.

Los abogados del No Tav, se encuentran en este momento apelando dicha decision.

Por favor difunde esta carta, para ayudar a que este abuso de Autoridad, no vuelva a ocurrir, ni aquí, ni en ningun otro lado.

N.R. Escribo esta carta desde un ordenador italiano, por lo que no he acentuado todo correctamente y las enyes, las he escrito como enyes por falta de la n tildada.

GRACIAS.

P.S. Link para traducciones: http://titanpad.com/WGzKtv8Oa6